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Sentiero 5 - Sentiero della memoria

Scheda Tecnica

Tempo di percorrenza
ore 2
Lunghezza
km 3,5

Nota: Il tempo di percorrenza (indicativo) e la lunghezza sono relativi solo all’andata

Mappa

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monte tezio 5 sentiero della memoria

Descrizione dell’itinerario

Poteva essere chiamato anche sentiero delle lapidi, ma non era proprio il caso. Camminando lungo questo itinerario si possono trovare ricordi e lapidi di un passato più o meno lontano, di episodi tristi di guerra ma anche di personaggi che hanno dato lustro all’escursionismo perugino.
Ognuno può sentirlo come crede, ma per chi è vissuto quassù, ogni sasso, ogni lapide, ogni croce, rappresenta un pezzo della propria vita da non dimenticare, mai.

Si parte dall’area di parcheggio situata ai piedi del Parco di Monte Tezio (m.580 s.l.m.). Si sale sulla destra seguendo la strada asfaltata, fino a raggiungere il cancello d’ingresso del Parco (sulla sinistra si trova l’ultimo rifornimento di acqua prima di addentrasi nel parco), superato il quale inizia un tratto sterrato, attraverso il bosco, con pendenza abbastanza accentuata. Si prosegue lungo lo stradone principale ignorando, sulla sinistra, l’imbocco del sentiero n. 2 “Miralago”.

Terminata la salita, dopo circa 800 metri si incontra uno spiazzo (m. 675 s.l.m.) alla cui sinistra vi è l’info-point; da qui si dipartono vari itinerari. Si prende il sentiero n.3 “delle Neviere” (sent. n.483) che ha inizio dai gradini situati alla sinistra della costruzione e che prosegue salendo in diagonale, con pendenza costante, sul fianco ovest della montagna. All’uscita dal bosco, si incontra uno scoglio al culmine del quale è inevitabile una breve sosta per ammirare l’impareggiabile spettacolo che si apre allo sguardo, da Monte Malbe, fino al lago Trasimeno, ai monti Cetona ed Amiata fino a tutte le colline di Castel Rigone.

Ripreso il cammino, ci si trova ad una curva a gomito che va presa salendo verso destra e ignorando il sentiero che prosegue diritto.

Raggiunta una vecchia recinzione di filo spinato si trova un incrocio con delle frecce che indicano, a destra “Le Neviere”, diritto i prati sommitali e a sinistra, invece, si prosegue in direzione della “Parete Bellucci”.

Si piega quindi a sinistra per un breve tratto pianeggiante fino a giungere alla base della caratteristica parete di roccia, un tempo utilizzata come palestra di roccia dal CAI di Perugia ed appunto dedicata al fondatore della sezione stessa, prof. Giuseppe Bellucci.

Questo luogo, agli inizi del secolo scorso, era la meta preferita delle escursioni che gli amanti della montagna del tempo facevano partendo a piedi dal centro della città di Perugia.

Sicuramente per questo motivo nell’anno 1900, l’allora VicePresidente di turno del CAI, avv. Francesco Innamorati, divenuto poi Sindaco di Perugia, chiese al Cav. Ferdinando Cesaroni, proprietario dei terreni l’autorizzazione per costruire in questo luogo un rifugio.

La cosa poi, per motivi a noi ignoti, non si concretizzò.

Qui possiamo osservare le tre piccole lapidi in marmo dedicate la prima a Giuseppe Bellucci, le altre a Marcello Staffa e Giancarlo Orzella indimenticabili personaggi della Sezione CAI di Perugia contraddistintisi per la loro spiccata passione per la montagna.

Alla base della parete troviamo un bivio con delle indicazioni, una indica la discesa verso il Sentiero Miralago, ma noi proseguiremo in direzione della Croce della Pieve, salendo in alto in progressiva e costante ascesa fino a raggiungere la sella.

E proprio alla sinistra della Croce, sotto lo scoglio roccioso che le fa da base, una targa ricorda tre avieri tedeschi periti in un incidente aereo il 13 febbraio 1941.

Facevano parte dell’equipaggio di cinque uomini a bordo di un aereo da trasporto Ju.52 che, dopo aver urtato il crinale del monte con un’ala, si spezzò in due tronconi e ricadde proprio qui sotto.

Si prosegue ora fino alla croce, dove la sosta è d’obbligo per una pausa ed ammirare il panorama.

Quindi si riprende il cammino seguendo l’ampia traccia verso nord, pianeggiante prima ed in leggera ma progressiva discesa poi, fino a giungere dopo pochi minuti di cammino ad un falso piano che ha come punto di riferimento, a destra, il rifugio di un pastore degli anni scorsi ormai abbandonato.

Si piega allora decisamente sulla sinistra per un evidente sentiero che scendendo costeggia il lato Est del monte.

Dopo circa centocinquanta metri si intravede un piccolo boschetto tra degli scogli, al centro del quale, fissate alla solida roccia, una croce di alluminio ed una targa, a ricordare un altro evento luttuoso avvenuto il 12 gennaio 1944, quando un aereo da trasporto americano C-47 si schiantò in questo punto, probabilmente a causa delle avverse condizioni meteo.

In questo caso perirono tutti i sei membri dell’equipaggio.

Singolarmente i due incidenti aerei avvennero a pochissima distanza l’uno dall’altro.

Di recente nel 2005, alla nostra destra a non più di trecento metri cadde un elicottero militare italiano.

In questo caso fortunatamente non ci furono vittime.

E mentre la nostra mente corre nel ricordo di eventi passati e fantasticando per le strane coincidenze di questi luoghi riprendiamo il sentiero in ripida discesa verso il basso piegando verso sinistra.

Dopo poco ci ritroviamo sul Sentiero 2 Miralago (482) e lo percorriamo fino all’incrocio con il sentiero 1 che ci riporta al cancello e poi finalmente al parcheggio.

Le complesse vicende legate ai due incidenti aerei sono ampiamente descritte nella pubblicazione “Il Tezio testimone di guerra” della Collana Memorie del Monte edita dall’Associazione culturale Monti del Tezio e nel volume di recente pubblicazione “Operazione Melograno Cronaca di un sabotaggio” di Mauro Bifani  Futura Edizioni Perugia 2018.